-Intorno ai miei 5 anni, ricordo un momento in cui, rilassato al mattino, vedendo il sole verso le 10 di mattina salire più in alto nel cielo di fronte a me, mi sentii cosi bene, cosi in espansione, cosi perso nel Sole che mi ci persi dentro. Ricordo che questo rapporto col Sole, anche in anni successivi, era davvero forte, e per un periodo, intorno ai miei 10 anni mi alzavo la mattina sempre piu presto per potere vedere l’aurora, quando il sole appariva all’orizzonte. In quel tempo abitavo in Israele colla mia famiglia, e sulla baia di Haifa questo spettacolo era davvero impressionante, insieme ai profumi del mattino sul Carmelo, un senso di avventura e mistero che quel momento portava con se. Per svegliarmi presto usavo un metodo trovato su un libro sull’autoipnosi, che consigliava di disegnare un orologio grande con l’ora desiderata per la sveglia su un foglio, e fissarlo prima di addormentarsi; funzionava!
-un giorno, sui 12 anni, mentre leggevo un libro, mi resi conto che “io ero Io”. Sembra una banalità, ma questo mi cambiò la vita; anche in peggio, anche se allora non lo capii: nel periodo successivo, nei primi anni della adolescenza avevo sempre un grande dolore dentro, un desiderio di morire; me lo spiegavo con la mia condizione di straniero nei paesi in cui ci spostavamo con la famiglia, per le amicizie, le ragazze, queste sconosciute che mi turbavano per la mia timidezza, la estraneità dei costumi, con le difficoltà psicologiche in una famiglia che si stava dividendo. Ma io credo fossero in realtà stati connessi al processo di trasformazione, di morte-rinascita, che era iniziato allora e che poi è maturato negli anni.
Quel periodo in cui la mia identità costruita si dissolveva, in cui le mie energia si risvegliava e mi travagliava, attraversavo una trasformazione in grande parte inconscia, dove le forme di questa chiamata e la resistenza ad essa avveniva attraverso le mie proiezioni, ad esempio sulle donne, potrei dire nell’anima, o sulla ricerca spirituale alla ricerca di qualcosa che era indefinito, forse del divino.
Poi, verso i 14 anni, un mattino andando a scuola compresi che la mia vita ce l’aveva un senso: potevo amare, amare il mondo, fare qualcosa per gli altri. Iniziai quindi a frequentare ambienti cattolici impegnati nel sociale, come la gioventù studentesca, i campi di lavoro per l’africa e i lebbrosi, mentre il mio interesse per la religione e la spiritualità fiorirono prima in forma piu convenzionale, poi sempre piu in forma individuale, scoprendo lo yoga e le religioni orientali. Finite le superiori il mio interesse si spostò di più dapprima verso il sociale, la politica, poi sempre di più verso la scienza.
-Continuavano i miei stati di dubbio esistenziale e depressione periodica, ma più sottili, ed iniziai la mia analisi personale intorno ai 25 anni. Si trattava sempre della mia ricerca, che potrei dire spirituale, di quel “conosci te stesso” che allora pensavo fosse un me stesso psicologico. La mia analisi (due volte la settimana), degli ambienti di ricerca interiore, delle tecniche di meditazione, mi fecero scoprire di più la ricchezza ed il mistero che erano dentro di me. Un giorno, pochissimo tempo dopo avere appreso la prima tecnica di meditazione, (l’Hong So insegnata da Yogananda, attraverso una sua discepola, Elena Erba Tissot) scoprii la fontana della vita, che scorreva imperturbabile e indipendente da tutto da sempre in me, e la riconobbi. Le vicende della mia vita (come sposarmi e poi attraversare la crisi del matrimonio, seguire pazienti che viaggiavano in quell’oscurità e che volevo accompagnare) fecero emergere sempre di più uno stato di coscienza più consapevole, come se aprissi gli occhi gradualmente dopo ogni morte e rinascita, (questi passaggi non descriverò qui in dettaglio).
-In quegli anni, tra i 30 e i 35 soprattutto, ci fu infatti il culmine di quello sprofondare e riemergere, con scarsa consapevolezza di quanto accadesse; soltanto adesso, più di trenta anni dopo, mi è piu chiaro come i movimenti della Kundalini siano incomprensibili mentre ci sei ancora dentro, poiché la coscienza stessa è in quel mutamento in cui è assente nel senso comune, come la conoscevi prima.
-Poco prima e poi anche negli anni a seguire, avevo incontrato diversi cammini spirituali: quello del buddismo tibetano, attraverso il maestro Norbu, (nella comunità di Merigar sull’Amiata), il Kriya Yoga di Yogananda, (attraverso la comunità di Ananda vicino ad Assisi), lo studio intenso e continuo della Divina Commedia di Dante, che percepivo contenesse il messaggio occidentale del risveglio e della via. Anche l’Astrologia, occidentale prima e vedica poi, mi parlavano di questo mio cammino di risveglio.
-Dirò tuttavia che questo sviluppo graduale, più o meno veloce nei diversi periodi, ebbe una trasformazione quando, in età più matura, incontrai dentro (fuori le avevo incontrate da un bel po, senza capirle bene) l’approccio non dualistico del Vedanta, attraverso il maestro Mooji. Il suo insegnamento mi trovava adesso più recettivo, e mi portò ad altri maestri, in particolare Shakti (Caterina Maggi), ed al suo maestro, Avasa. Fu durante questi recenti anni che ho potuto vedere di più e meglio, e che la mia ricerca interiore si è infine placata, e si è maturato e realizzato sempre di più il trasloco del mio senso di identità (dal me al Sé, come luogo metaforico di residenza). E’ in questo spostamento che sento adesso più riconnessa la mia vita individuale alla mia natura più profonda, che mai era stata perduta, e che il senso di separazione si è in buona parte dissolto.
-I fenomeni energetici connessi al risveglio, cosi spesso in primo piano in molti resoconti di risveglio, in me sono stati diluiti e percepiti all’interno di una struttura di personalità che ha continuato, sebbene con falle e sbandamenti, quasi nella normalità, forse aiutato anche dal tipo di professione e dall’aiuto inconsapevole dei mei pazienti, che hanno pagato, come diceva Winnicott, per insegnarmi. Alcune poesie che ho pubblicato sul sito testimoniano di questo mio stato interno, che non è definitivo. Ho cosi scoperto che morire da vivi può essere una grande occasione.
E’ proprio questo questo senso di morte identitario, questo evento-non evento ciò che la psichiatria chiama crisi, depressione , non comprendendone il potenziale evolutivo; così essa è impegnata a cercare di allontanare, guarire, di abbattere i sintomi che derivano da tale crisi di identità.Così negli ultimi anni mi sono adoperato a parlare e scrivere su questa mia esperienza personale e professionale, cercando di testimoniare questa via del ritorno, affinché le persone in crisi ascoltino una risposta diversa da quella basata esclusivamente sul paradigma medico biologico o psicologico e mentale.
Insomma, forse una bella storia a lieto fine, una piccola divina commedia; ma comunque una storia, di un personaggio che evolve, e che va a finire bene o meno bene, una storia di mutamenti. Tuttavia, lo vedo bene solamente adesso, il mio vero Io non è mai cambiato, in tutti questi cambiamenti.